Ho visto un film d’azione, un film di quelli di moda, pieni di effetti speciali, di mostri, di sparatorie, inseguimenti, capitomboli e colpi di scena, uno di quei film adatti all’estate, da godere al fresco dell’aria condizionata (un tempo c’erano le arene, per questi godimenti estivi, e in parte ci sono ancora, ma io amo la solitudine dei cinema estivi, e il loro fresco artificiale, e, quindi, niente nostalgie). Un film, appunto, di quelli che vedevo tanti anni fa, se non fosse per la straordinaria componente di effetti speciali, novità della moderna tecnologia, e perché l’eroe che sbaraglia i cattivi, che non teme pericoli e che sfida l’imprevisto, era una donna, una bella e giovane eroina. Un tempo non lontano, le donne, in questo genere di film, avevano lo scopo di cacciarsi nei guai, per stolida avventatezza, o per languida e inconsapevole civetteria, e finivano preda di perfidi uomini. L’eroe, che aveva il compito di servire la causa e di salvare i propri uomini, o una ricchezza legittimamente conquistata, o la propria nave o, nei casi di agenti segreti, addirittura la democrazia e l’umanità, doveva intervenire anche per salvare la bella, e conquistarsene l’amore. Io, come tutti i miei coetanei mal sopportavo le parentesi sentimentali, non amavo le “femmine” in questi film, ma sapevo che era un prezzo da pagare per godermi le scazzottate e le sparatorie. Oggi non è più così: nei film spesso le sparatorie e le scazzottate (o i duelli, o gli inseguimenti, o gli appostamenti, o tutto quello che ha a che fare con l’avventura aggressiva) sono a carico delle donne, che combattono tra di loro o se la pigliano con i maschi, e vincono sempre e comunque, contro le une o contro gli altri. Sono donne belle e spesso poco vestite, ma gelide, spietate, anche crudeli, sempre imbattibili e sempre padrone di se stesse, altro che le eroine di un tempo che urlavano alla vista di un cadavere, e che spesso svenivano anche! Non sto parlando di un sottogenere per pochi sporcaccioni, come erano anni fa le avventure, ai confini del porno, di alcune eroine del fumetto, ma di una tendenza generale, che riguarda film horror di serie B, ma anche film d’autore, addirittura di culto – penso a Tarantino e alla sua “sposa” che deve uccidere Bill – o ai film cinesi girati da grandi registi, in cui i duelli più feroci sono affidati a fanciulle. Le donne hanno dunque conquistato - anche nell’immaginario collettivo – uno spazio e un ruolo dominante, in cui hanno smesso ogni atteggiamento o stile da femminucce, ed hanno assunto invece dei compiti combattenti. E’ una vittoria del femminismo, una vittoria indiscutibile e irreversibile, una conquista, proprio perché presidia il territorio dell’immaginario, da cui le donne non potranno essere scacciate facilmente. Certo, non era quello l’obiettivo del femminismo, almeno non lo era quando io ero giovane e avevo a che fare, alla ricerca del mio ruolo sentimentale e sessuale, con le militanti del movimento, feroci nel rivendicare il loro posto paritario nella società e nelle relazioni interpersonali, ma armate solo di grandi gonne a fiori e di rigida ideologia, e nemiche di ogni imitazione dei comportamenti maschili. Allora mi lamentavo del fatto che, dopo millenni di passivo sfruttamento, le donne avessero scelto di ribellarsi proprio mentre io cercavo a fatica un ruolo e una capacità di relazione. Ma almeno io ho visto le fasi della lotta - quella delle idee - le fasi in cui si determinavano le posizioni del futuro. Non mi sono trovato in un mondo in cui la battaglia era finita, e le donne erano diventate più forti, più determinate, più vincenti degli uomini. (Sì, lo so che questa vittoria non è ancora certificata dalle carriere, dalle leggi, dai comportamenti, dalle effettive posizioni sociali. Ma basta aspettare, perché il risultato è scritto. Ed io, almeno tra parentesi e un po’ di nascosto, rimpiango il vecchio John Wayne di “Sentieri Selvaggi”, quando, dopo averla inseguita per tutto il West, ritrova la nipote Nathalie Wood, e la prende bruscamente in braccio, e lei, dopo una prima ribellione, gli si abbandona come una bambina). Miki Rosco |
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