Il telefonino PDF Stampa E-mail

 Esistono ancora le aziende, o oramai sono scomparse, si sono dissolte? Domanda apparentemente bizzarra fino alla stupidità: certo che ci sono le aziende! se no, da dove proverrebbero tutti quei beni così pubblicizzati e il cui acquisto tanto ci gratifica? Eppure guardiamolo uno di questi beni, uno dei più diffusi e amati: il telefonino. Esiste, è qui davanti a me, pronto a squillare (o, per meglio dire: a diffondere musica celestiale) interrompendo la mia  concentrazione; esiste, lo hanno pubblicizzato, me lo ha proposto in un elegante negozio un venditore competente ed erudito fin quasi al limite dell’incomprensione, ora lo uso, e quindi ci sarà un’azienda che lo ha fabbricato. Se però lo guardo bene, mi devo chiedere qual è questa azienda? Dove risiede, dove ha progettato e realizzato la meraviglia tecnologica? Ebbene questa operazione è difficile assai: la marca richiama certamente un produttore nordeuropeo - o asiatico, o americano – ma, se vado a vedere il luogo di fabbricazione, scopro che nessuno dei paesi in cui risiede il produttore del mio cellulare (non dirò chi sia, ovviamente) è quello di produzione, ma un paese asiatico, diverso da quello dell’eventuale marca. E se lo apro, il prezioso strumento, scopro che la batteria è costruita in un altro paese ancora, diverso dai due precedenti. E se avessi la capacità e la voglia di vedere ognuno dei componenti dell’oggetto, scoprirei altri produttori, altri paesi, tutti diversi. Dunque non è più come una volta, che compravi la seicento e sapevi che l’avevano fabbricata a Mirafiori, e la macchina da scrivere era stata progettata, realizzata e venduta da persone che abitavano a Ivrea, e il panettone era decisamente uscito da una fabbrica milanese, con l’operaio/pasticciere che tornando a casa guardava il Duomo. No, oramai il telefonino è un prodotto multietnico, almeno a guardare i luoghi di produzione, un perfetto rappresentante della globalizzazione. Per sovrappiù, la meraviglia tecnologica funziona con un operatore telefonico che è ancora  un altro soggetto, residente forse in Italia, ma magari in un altro paese, o continente (solo per restare nel nostro paese, con gli operatori telefonici possiamo scegliere tra tre diversi continenti). Le imprese, le aziende sono scomparse dunque, diffuse in mille luoghi, e difficili da rintracciare. Provate a telefonare a un call center per risolvere un problema qualsiasi: vi risponderà rapidamente un cortese operatore, offrendovi il massimo della consulenza di cui è capace (spesso inadeguata alle vostre necessità, ma lui farà il suo meglio). Il punto è che la persona che vi risponde spesso non dipende dalla società per cui voi lo chiamate, e per conto della quale vi risponde: è un ragazzo messo lì per un breve periodo, e più o meno istruito su quello che deve fare, ma che domani si occuperà di un’altra azienda e di un altro prodotto. Qualcuno che magari - questo accade sempre di più con le aziende americane - non risiede nemmeno  nella nazione da cui chiamate, ma sta forse in India, o in qualche altro luogo dove l’inglese è parlato in modo fluente. E se l’operatore vi manda per riparare un guasto l’assistenza, anche l’operaio, che magari ha sulla tuta il marchio, con quell’azienda non ha rapporti,  non ne fa parte.
Dunque la mia domanda era lecita: esistono ancora le aziende? Quelle a cui eravamo abituati intendo, quelle che premiavano i loro dipendenti dopo i venticinque anni di lavoro, passati magari sullo stesso posto, alla stessa scrivania, facendo per quel matrimonio così lungo, sempre lo stesso lavoro. Io ricordo in Olivetti, azienda che ho frequentato nell’ultima fase di gloria, prima della definitiva caduta, che i dipendenti con venticinque anni di lavoro ricevevano una spilla d’oro, e si sentivano appartenenti a un’elite, e parlavano con nostalgia dei tempi di Adriano, perché chiamavano per nome il mitico ingegnere figlio del fondatore, che per tanti anni aveva gestito l’azienda. Oggi le spille d’oro non si danno più, perché nessuno lavora per venticinque anni nello stesso posto, e perché in azienda non c’è più nemmeno il padrone, da amare come il vecchio Adriano, o da combattere, perché nemico di classe. Le aziende non ci sono più, dobbiamo accontentarci dei loro prodotti.

Miki Rosco

 

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